Di tutto un po’

Leggendo qui e la, su siti, riviste, libri, testate giornalistiche, spesso c’è da mettersi le mani nei capelli. Ma andando a frugare con un po’ di impegno ed occhio attento ed analitico, a volte si fanno degli incontri piacevoli.

Ed è cosi, per esempio, che ieri sera sul magazine Slow Food n° 54leggo un articolo di Franca Roiatti intitolato “Il miracolo delle aiuole commestibili”. In una cittadina adagiata all’ interno di una vallata priva di qualsiasi cultura ortofrutticola, un gruppo di donne ha dato il via, quattro anni fa, a quello che è diventato il progetto “Incredible Edible”. Riassumendo: gli spazi pubblici in prossimità di aree pedonali vengono adibiti ad orti comuni, dai quali ogni singolo cittadino può attingere a seconda delle proprie necessità. La coltivazione e la cura di queste aree agricole alternative è ovviamente su base volontaria e lo scopo ultimo del progetto è quello di rendere la cittadina completamente autosufficiente dal punto di vista alimentare, in nome del principio della filiera corta e della filosofia “kilometri zero”.

Ed è così, per esempio, che l’ ONAV mi informa come si sia giunti finalmente ad un importante passo avanti nel mondo del vino: dai primi mesi di quest’anno infatti anche il vino  potrà avere il riconoscimento biologico. Fino ad ora era legittimo parlare di “vino da uve biologiche” – una grande mancanza per il consumatore, visto che il prodotto finito, non poteva essere certificato. Grazie alla tenacia dei produttori che credono nel biologico anche nel campo vitivinicolo, recentemente le cose sono cambiate e presto potremmo avere sulle nostre tavole un vino certificato.

Ecco che allora, ogni tanto, penso che qualcosa si stia muovendo, che forse quel cambiamento epocale che tanti predicono, in maniera più o meno catastrofica, stia partendo col piede giusto: è la nostra coscienza che cambia, che si evolve e che ci porta alla consapevolezza non più solo del sè, ma anche alla considerazione dell’ altro, inteso  non necessariamente come un altro individuo, ma come tutto ciò che sta fuori da noi stessi, ma che è a noi attiguo.